La Commissione europea sta lavorando a un compromesso sulla tassazione delle grandi aziende tecnologiche, e Apple potrebbe essere tra le società chiamate a versare un contributo annuale forfettario all’Unione Europea. Come riporta il Financial Times, l’obiettivo di Bruxelles è aumentare le entrate fiscali senza provocare la reazione della Casa Bianca.
Perché si parla di tassare i servizi digitali
Il dibattito sulle tasse per i servizi digitali va avanti da tempo tra i Paesi dell’UE. Nel caso di Apple, il riferimento è a servizi come iCloud, Apple Music, Apple TV e Apple Creator Studio.
Le posizioni in campo sono diverse. C’è chi sottolinea i ricavi importanti generati vendendo abbonamenti ai cittadini europei, senza che su questi incassi venga necessariamente pagata alcuna tassa in Europa.
Altri temono che una tassa digitale finisca per colpire in modo sproporzionato le aziende europee. Altri ancora sono preoccupati dalle ritorsioni minacciate dalla Casa Bianca contro nuove tasse sulle società americane.
Come cambierebbe il piano di Bruxelles
Stando a quanto riferito da alcuni funzionari, Bruxelles starebbe valutando modifiche a una proposta già esistente, chiamata Core. Nella versione attuale, tutte le aziende attive nell’UE con ricavi superiori a 100 milioni di euro all’anno dovrebbero versare un contributo fiscale annuale forfettario.
Rivedendo soglie e importi per includere solo le aziende molto grandi, il piano permetterebbe di raccogliere di più dai gruppi tecnologici. Allo stesso tempo, risponderebbe alle critiche di chi in Europa teme che la proposta colpisca molte medie imprese europee.
La versione rivista non prenderebbe di mira in modo specifico le aziende che vendono servizi digitali, ma si applicherebbe a tutte le grandi società. Dato che era stata la proposta precedente a spingere la Casa Bianca a minacciare dazi di ritorsione, l’UE spera che il nuovo approccio non inneschi una nuova guerra commerciale con gli Stati Uniti.
L’importo a carico di ciascuna azienda non è ancora stato definito. L’idea è trovare prima un accordo di principio tra i 27 Paesi dell’UE e solo dopo stabilire l’aliquota.

Il nodo dell’accordo globale OCSE
La questione avrebbe dovuto essere risolta da un accordo globale promosso dall’OCSE, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. L’intesa avrebbe garantito che tutte le aziende del mondo pagassero almeno una parte delle tasse in ciascuno dei Paesi in cui operano, e il piano aveva anche il sostegno di Apple.
Donald Trump ha però ritirato gli Stati Uniti dall’accordo, e da qui sono nate le richieste di una versione tutta europea. Resta da capire se il piano rivisto basterà a evitare obiezioni da Washington, ma l’idea che Trump non si opponga sembra piuttosto ottimistica.
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